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Giovedì, 20/06/2019
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Parco Nazionale del Pollino

parco nazionale del pollino

 

Il Parco Nazionale del Pollino, istituito con DPR del 15.11.1993, si estende su una superficie di 182.000 ettari, compresi tra Calabria e Basilicata. I comuni del Parco sono 56 (24 in Basilicata, 32 in Calabria) per una popolazione complessiva di poco più di 170 mila abitanti. Le peculiarità dell’area protetta più grande d’Italia sono diverse. La più nota, anche perché utilizzata come emblema è il pino loricato: albero il cui territorio d'origine era nella Penisola Balcanica, caratterizzato da una corteccia formata da scaglie che ricordano vagamente le piastre metalliche delle antiche corazze romane, le loriche. Il pino loricato si abbarbica tenacemente sulle pareti di roccia, mentre il vento ne disegna la forma contorta. Valli, declivi lussureggianti di fiori a primavera, pianori estesi dove ancora si pratica la pastorizia antica disegnano il Parco, tra cime montuose dominate dal volo maestoso dell'Aquila reale. La vegetazione è diversificata in fasce altitudinali, anche se intervengono alcuni fattori come il microclima, la natura del suolo o l’esposizione a rendere puramente indicativo ogni riferimento di quota. Nelle zone prossime alla costa, fino ai 700-800 metri, prevale la macchia mediterranea con la presenza di leccio, lentisco, ginepro, mirto, corbezzolo, roverella, acero minore e ginestra comune. Sui fondi sabbiosi e rocciosi, tendenzialmente aridi, si evidenzia una vegetazione bassa e rada denominata “gariga”, costituita da specie, talvolta aromatiche, come cisto, timo e camedrio arboreo. In altri casi predomina la “steppa mediterranea” con la presenza di graminacee perenni. Fra gli 800 e i 1.100 metri, nella fascia sopramediterranea, dominano le diverse varietà di querce (roverella, cerro, farnetto) sovente in boschi misti con carpino orientale, acero, castagno e ontano napoletano. Formazioni forestali di estrema rilevanza naturalistica sono le acerete del Monte Sparviere, nel versante ionico, che adunano, in una singolare quanto straordinaria convivenza arborea, cinque specie di acero. Nella fascia montana, fino a quasi 2000 metri, prevale la faggeta, pura o in formazioni miste con castagno, cerro e aceri. Da segnalare anche la ricchezza di specie officinali e medicamentose che ha, fin dai tempi più remoti, impreziosito e reso famosa l’intera area del Pollino. Ricchissima la fauna, che rende il Parco del Pollino una delle aree più preziose del Meridione. Ben dodici sono le specie di rapaci diurni nidificanti. Oltre alla magnifica aquila reale, presente con poche coppie nel versante meridionale del Parco, si contano il nibbio reale e il falco pellegrino, eccezionale e rapidissimo volatore. Il versante orientale del Parco, più arido e ricco di pareti rocciose, offre l’habitat per due specie gravemente minacciante: il lanario, falcone localizzato nel mediterraneo, ed il capovaccaio, piccolo avvoltoio bianco e nero ridotto, in Italia, a pochissime coppie nidificanti. Il grande gufo reale è, invece, il più raro e spettacolare fra i rapaci notturni. Riguardo ai mammiferi, qui sono rappresentate tutte le specie più significative dell’Appennino meridionale. Fra i Carnivori vive nel Parco una consistente popolazione di lupi, cui si aggiunge il gatto selvatico, di distribuzione e abbondanza non noti, la martora, la puzzola e la lontra, la cui presenza è stata rilevata in diversi corsi d’acqua laddove si conservano abbondanza di prede e buon grado di copertura vegetale delle sponde.

L’avvicendarsi nel territorio di popoli e di culture provenienti da luoghi diversi ha determinato, fin dal Paleolitico, una stratificazione storica e culturale che ha visto, nell'arco del tempo, la presenza dei Greci e dei Romani e successivamente dei Longobardi, dei Saraceni, dei Bizantini e infine dei Normanni e degli Spagnoli, fino all’Unità d’Italia a alla lunga vicenda dell’emigrazione oltreoceano. Tradizioni antiche si conservano nei piccolissimi paesi dove ancora le donne anziane indossano il costume tradizionale. I centri abitati più grandi offrono, invece, punti di riferimento per importanti iniziative culturali di richiamo. Fra i nuclei culturali da proteggere spicca la comunità arbërëshe (italo-albanese), nata tra il 1470 e il 1540. In quest'epoca, nel territorio calabro- lucano, si insediarono, per sfuggire alle milizie turche, alcuni nuclei provenienti dall'Albania che, appena dopo la scomparsa del condottiero Giorgio Castriota Skanderbeg, fondarono alcune comunità mantenendo viva la loro storia. Fedeli alle tradizioni, ai costumi e alla lingua, sono riusciti a salvaguardare la cultura arbëreshe, fondando paesi come Acquaformosa, Civita, San Basile, Lungro, Plataci, Frascineto, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese. A Civita e a S. Paolo Albanese, due paesi che hanno mantenuto intatte le caratteristiche agro-pastorali, si trovano i musei della Civiltà Arbëreshe dove sono conservati numerosi oggetti, attrezzi e costumi tipici. Di grande interesse religioso sono le funzioni di rito greco-bizantino, così come la celebrazione del matrimonio. Il Parco del Pollino è, quindi, caratterizzato da una natura insolita, per molti aspetti ancora selvaggia, e da cultura, usi e tradizioni del tutto peculiari. L’Ente di gestione del Parco è impegnato nella valorizzazione e nella conservazione di queste risorse attraverso l’azione dell’uomo. Alla salvaguardia del patrimonio naturalistico e alla valorizzazione delle risorse antropiche si aggiunge la promozione dei prodotti tipici e dello sviluppo in generale.

Fonte: Parco Nazionale del Pollino

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