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Sulle Serre del vibonese, fra Sila e Aspromonte

torrente delle serre

Fra i tanti palcoscenici naturali di grande suggestione, in Calabria, una delle mete più interessanti è costituita dalla catena montuosa delle Serre, che si snoda fra i più noti massicci della Sila e dell'Aspromonte. Proprio perché meno coinvolte nel turismo di massa, le Serre possono essere l'ambiente ideale per chi preferisce escursioni in completo relax, alla ricerca di splendidi panorami naturalistici, fra foreste secolari, ruscelli e cime incontaminate. Le Serre sono montagne granitiche completamente ricoperte da una fitta vegetazione boschiva che si estende fino alle vette più alte. I percorsi attraverso queste montagne si sviluppano fra le foreste e i vasti pascoli, interrotti di quando in quando da caratteristici borghi di montagna distesi in fondo a meravigliose conche naturali. Altra peculiarità delle Serre è data dalla straordinaria ricchezza d'acqua, che sgorga da un'infinità di sorgenti, ruscelli e fiumare. Spesso questi torrentelli si incuneano in forre sinuose e profonde, e talvolta generano stupende cascate, specie sui dislivelli del versante orientale. È il caso delle cascate di Marmarico che, con un salto di 100 metri, sono fra le più alte d'Italia. Immerse in una fitta boscaglia, queste cascate si incontrano lungo l'alto corso del fiume Stilaro, in un territorio incontaminato, ideale per la pratica del trekking e della corsa campestre. Ma il cuore delle Serre vibonesi coincide con l'antico borgo di Serra San Bruno, situato al centro dell'ampia conca dell'Ancinale. Nel comprensorio di Serra San Bruno si incontrano, fra l'altro, alcune fra le cime più alte di questa catena, come il Monte Pecoraro e la Pietra del Caricatore, entrambe a circa 1.400 metri d'altitudine. Passeggiare fra i giganteschi abeti secolari del Bosco Archifero, che incornicia l'abitato, si rivela un'esperienza indimenticabile. Il paese è raggiungibile dalla Salerno-Reggio Calabria (uscita per Pizzo Calabro). Bisogna imboccare la Statale 110 in direzione di San Nicola da Crissa. Si giunge a Serra San Bruno dopo aver attraversato i comuni di Simbario e Spadola. Nel Bosco Archiforo si ammirano esemplari monumentali di abete bianco, che possono toccare i 40 metri, ma anche pittoresche faggete. Arbusti e fiori delle specie più varie popolano il fitto sottobosco. L'habitat è ideale per uccelli come l'astore, il picchio e la ghiandaia. Ma è anche possibile imbattersi in tassi, volpi e, più raramente, gatti selvatici, martore e cinghiali. Merita una visita la vicina chiesa di Santa Maria, immersa in foreste maestose fra cui il Bosco di Santa Maria, interamente composto da abeti. La vegetazione è attraversata da numerosi sentieri. Da segnalare, in particolare, la stradina che porta a un laghetto artificiale, le cui fredde acque sorgive circondano la statua di San Bruno. In questa “selva”, infatti, Brunone da Colonia trovò rifugio nell'anno 1091, fondando una certosa che si può ammirare ancora oggi. Da non perdere, poi, l'escursione fino alla cima della Pietra del Caricatore. Il monte deve il suo nome a una roccia granitica sferoidale che svetta sulla vegetazione in prossimità della vetta. Il sentiero, costantemente immerso in boschi lussureggianti, fra i più belli di tutto l'Appennino meridionale, si raggiunge dalla Statale per Mongiana: all'incrocio per Arena e Dasà si imbocca una strada asfaltata che sale verso la cima. Dopo circa 48 chilometri, nei pressi di un vecchio edificio dell'Anas, si parcheggia l'auto per proseguire a piedi, inoltrandosi nella faggeta e, successivamente, nella foresta di conifere. Fra questi boschi si notano, fra l'altro, le tracce dell'attività dei boscaioli che, per molti secoli, ha garantito la sopravvivenza alle comunità della zona. In particolare, le teleferiche servivano a trasportare il legname fino alle ferriere di Mongiana. Dalla vetta, il panorama è impareggiabile e domina su tutti i rilievi della dorsale delle serre, verdeggianti in estate e meravigliosamente imbiancati in inverno.

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