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Sulla Strada del Barolo

Figurano fra i più nobili marchi italiani, i vini “protetti” dell'associazione Strada del Barolo, che da qualche anno si incarica di raggruppare e promuovere un patrimonio enologico unico al mondo, capace di competere, per qualità, con i cugini francesi. Vini e vitigni che possono prosperare solo in un territorio come le Langhe piemontesi, paradiso dei viticoltori con le sue morbide e fertili colline. Non solo il Barolo Docg prodotto con uve Nebbiolo della sottovarietà Michet, Lampia e Rosè, dunque, ma anche altri vini Doc importanti come il Nebbiolo (parente stretto del Barolo perché figlio dello stesso vitigno), il Dolcetto, la Barbera e il Verduno Pelaverga. Tutti provenienti da un'area ristretta di undici comuni del cuneese: Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d'Alba, Cherasco, Diano d'Alba, Monforte d'Alba, Novello, Grinzane Cavour, Roddi, Verduno e La Morra. Ciascuno di questi piccoli borghi, capaci di conservare nel tempo i pregi di un paesaggio unico al mondo, merita una visita. Le stradine che li collegano si snodano tortuose fra spettacolari vigneti e decine di castelli appollaiati sulla cresta di colline che non nascondono alla vista il profilo candido delle più austere vette alpine, in alto sull'orizzonte. Ma l'itinerario qui proposto deve tener conto, oltre che dei limiti di tempo, dei luoghi di maggior interesse enologico. Il punto di partenza è a Verduno, noto come la “sentinella delle Langhe” in virtù del romantico belvedere da cui si apprezza il paesaggio pittoresco di queste terre. Nella cantina del castello di Verduno (una delle residenze predilette da Carlo Alberto), sotto la guida dell'enologo di Casa Savoia, vide la luce uno dei primi Barolo della storia. Questo piccolo comune vanta, però, un nettare tutto suo: il Verduno Pelaverga, un rosso fresco e denso di fragranze, ottenuto da un vitigno che in passato veniva visto quasi come un intruso fra i filari di Nebbiolo e Barbera. Da Verduno si sale verso il villaggio millenario di La Morra, dove la passeggiata nel centro storico va assaporata con lentezza, proprio come un bicchiere di Barolo o di Verduno (nel comprensorio comunale si producono entrambi in gran quantità). Arrivati in Piazza Castello si gode del più spettacolare balcone panoramico sulle Langhe e sul loro confine naturale: l'arco alpino. Poco distante dal palazzo del Municipio sorge il palazzo dei Marchesi di Barolo, le cui cantine ospitano l'enoteca comunale in cui si possono degustare e acquistare Barolo, Nebbiolo, Dolcetto e Barbera. Fuori dal paese, sulla via che porta ai vigneti di Brunate, ci si imbatte nella Cappella del Barolo, una chiesetta mai consacrata, acquistata da una famiglia di viticoltori e trasformata in un piccolo tempio del vino. Le decorazioni a tinte vivaci, in stile arlecchinesco, sono di due artisti americani, Sol Lewitt e David Tremlett. Lasciando La Morra, è consigliabile imboccare la strada panoramica per Barolo e Novello, che serpeggia fra alta e bassa Langa, facendo tappa nella frazione di Vergne. Qui si ammirano i murales realizzati da alcuni pittori delle langhe su temi della vita contadina, e si può sostare presso la chiesa campestre di San Pietro delle vigne, totalmente immersa nei vigneti del Barolo. Per entrare a Novello si passa sotto l'antica porta di una torre medievale, divenuta poi il campanile della chiesa Parrocchiale. Nella cripta della chiesa, dedicata a San Sebastiano, il Comune di Novello ha allestito la Bottega del Vino dove, fra l'altro, si celebra il piacevole incontro con un altro vitigno autoctono della zona: il bianco Nascetta. Dopo una tappa nella vicina chiesa barocca di San Giovanni Battista, si torna in auto per fare rotta su Barolo. Il borgo dà il nome al rosso pregiato che compete con i vini di Bordeaux, perché qui, fra le mura del castello dei marchesi Falletti, fu vinificato per la prima volta il Barolo nell'Ottocento. Nelle cantine del castello sono ancora in uso cinque botti appartenute alla marchesa Giulia di Barolo, ultima discendente del casato. Qui si visitano l'originale Museo dei cavatappi e l'Enoteca Regionale del Barolo, gestita dagli undici comuni della Strada del Barolo. Interessanti anche le collezioni del Museo Etnografico del Barolo (al secondo piano) e la preziosa biblioteca di Silvio Pellico. La visita al castello si conclude sulla terrazza panoramica, con vista fiabesca sulla bassa Langa. Da Barolo si segue il tracciato della strada provinciale n. 3, risalendo verso Grinzane Cavour, e bisogna compiere una piccola deviazione per raggiungere Serralunga d'Alba, ma ne vale la pena: il borgo medievale è pressoché intatto e appare raccolto attorno allo straordinario castello (forse il più bello delle Langhe) che si slancia verso l'alto a testimoniare il prestigio dei Falletti. Il suo profilo singolare e asimmetrico è scandito dalle tre torri, una cilindrica, una quadrilatera e una pensile. Il vanto del luogo è il famoso Barolo chinato, ottenuto da una miscela di Barolo ed erbe aromatiche: un eccellente vino da meditazione a cui si attribuiscono svariate virtù terapeutiche. Tornati sulla provinciale, ci si inoltra nella terra del tartufo e delle nocciole raggiungendo, infine, Grinzane Cavour. L'imponente castello duecentesco accoglie, da oltre trent'anni, l'Enoteca Regionale Piemontese, dotata di una eccezionale raccolta di vini e grappe piemontesi, rigorosamente selezionati dall'Ordine dei Cavalieri del tartufo e dei vini d'Alba. Il castello è noto per aver ospitato Camillo Benso, conte di Cavour. Le sue stanze possono essere visitate, così come le sale del Museo storico. Al conte, che fu sindaco di Grinzane, è dedicato anche il prestigioso Premio letterario Grinzane Cavour, solido trampolino di lancio per giovani scrittori.

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