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Lunedì, 24/07/2017
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Castelli e rocche del modenese

castello modenese

Le imponenti strutture fortificate erette nella pianura modenese, nate a scopo difensivo nei secoli delle lotte tra famiglie o tra comuni, hanno spesso subito, nei secoli, molti rimaneggiamenti. Infatti, cadute le necessità di difesa per le mutate situazioni politiche, i castelli sono stati adattati a scopo abitativo. Molti, poi, sono stati ristrutturati per diventare sedi municipali, altri sono stati trasformati in musei, alcuni sono rimasti proprietà privata di antiche famiglie. A sud della città di Modena, sulla linea indicata dalla via Vignolese, si scorgono i castelli di Spilamberto, di Vignola e di Savignano. Tra questi, che devono la loro posizione sul fiume alla necessità di difendere il passaggio del Panaro verso il Bolognese, quello di Vignola, "forte fabrica all'anticha con due recinti di mura con tre torri e diverse altre commodità" si presenta al visitatore come un imponente quadrilatero, prodotto finale di tante fasi costruttive e delle modifiche apportate dai Grassoni prima e dai Contrari poi, che l'hanno trasformata da roccaforte a imponente residenza nobiliare. Sulla sinistra della facciata si apre l'androne d'ingresso, anticamente difeso da ponti levatoi, fossato, portoni e saracinesche, di cui restano oggi due portoni e le vestigia del resto. Sulla destra si innalza la torre del Pennello e, alle sue spalle, la torre delle Donne e la torre denominata di Nonantola: la più antica ed imponente. Sulle mura esterne che corrono tra questa torre e l'androne d'ingresso si apre un bastione arrotondato chiamato Rocchetta che, per la forma singolare, si distingue dalla rimanente struttura architettonica. La Rocca, edificata su roccia calcarea, comunemente chiamata "tufo" a strapiombo sul fiume, si articola in cinque piani, dai sotterranei, dove si trovano le Sale dei Grassoni e dei Contrari, ai camminamenti di ronda. Al piano terreno si aprono le sale riservate alla rappresentanza, cioè adibite ai momenti pubblici e ufficiali della vita di corte: banchetti, feste, musica, teatro, amministrazione della giustizia. Il primo piano era, invece, dedicato al privato, agli appartamenti dei signori e dei loro ospiti. Al livello superiore si trovano le stanze probabilmente utilizzate per gli alloggi della servitù e delle truppe di stanza alla Rocca, ma anche i locali di servizio, indispensabili in un edificio di tali dimensioni. Lungo la via Giardini, in posizione pedemontana, si notano i castelli di Formigine (ora sede di municipio) e di Maranello (proprietà privata). Nella pianura a nord della città si segnala il castello di Carpi, che attualmente è proprietà del Comune. Il castello, che appare come un grande e unico complesso monumentale, in realtà è una composizione di numerose torri, rocche, torrioni e rocchette costruite in epoche diverse, dal 1312 al 1520. La prima di queste fu la torre a merli ghibellini detta del Passerino. Nei due secoli successivi furono aggiunte la Rocca Nuova, dimora signorile dei Pio, poi quella di Marsilio, quella Antica e, infine, il Torrione di Galasso, con torresini ornamentali. La trasformazione e l'abbellimento dell'intero complesso furono curati dal principe Alberto III dei Pio, che unì le precedenti rocche e costruì l'elegante facciata, alla quale fu in seguito anteposta la torre dell'orologio. Il complesso architettonico domina su una delle piazze più grandi d'Italia. Nella "bassa" modenese si incontrano altri castelli degni di nota. A Finale Emilia c'è il "Castello delle rocche", ricostruito dagli Estensi nel XV secolo, e poi da essi stessi modificato, per adeguarlo a funzione abitativa. L'impianto quadrilatero, con tre torri angolari e un mastio, è un bell'esempio di “imponenza padana” e consente ancora di ammirare alcuni elementi strutturali e decorativi: i merli a coda di rondine, la porticina fortificata posteriore, con l'imposta della trave che reggeva il ponte levatoio. A San Felice sul Panaro troviamo un altro castello, sempre in mattoni e sempre munito di torri angolari, ma con un ben diverso inserimento nella realtà attuale: è stato infatti restaurato ed è sede del Comune e di una biblioteca pubblica. L'interesse per il castello di Mirandola, invece, è legato quasi esclusivamente alla fama del nome di Pico, visto che del castello vero e proprio rimangono solo alcuni resti (l'attuale Palazzo Comunale è un'imitazione costruita in stile medievale). I castelli della montagna, poi, costruiti come solide rocche in posizioni dominanti, sono numerosi. Il loro numero cresce se si includono alcune più limitate strutture difensive, come le torri e le case-torri, che ci testimoniano una storia di contrasti locali, di continua insicurezza. Qui si incontrano i castelli più importanti e meglio conservati: Guiglia, in posizione difensiva lungo il Panaro, è ora sede di un albergo. Nel Frignano, il castello di Monfestino è di proprietà privata, pertanto ci si dovrà accontentare di una visita all'esterno, che però consente di osservare sia il rivellino a protezione dell'ingresso, sia un torrione a base circolare collegato alle mura. Montecuccolo è un esempio di castello con borgo fortificato. Negli anni '80, con scelte discutibili per la sovrapposizione di materiali moderni a strutture medievali, furono restaurati il mastio e il camminamento di ronda. Sestola ha una robusta mole in posizione strategica su una roccia a strapiombo, a cui si arriva con una scalinata, sulla cui sommità si ha una visione panoramica del paese. Nel Comune di Sassuolo è interessante il castello di Montegibbio, proprietà di un consorzio di comuni, che ne ha aperto al pubblico l'ampio parco con piante centenarie. Ricostruito dopo un terremoto nel 1501, sorge su un colle in cui esistevano strutture difensive fin dal X secolo. In Val Dragone, infine, si segnala il maniero di Montefiorino: il nucleo originario, sorto nel XIII secolo su iniziativa dei Montecuccoli, è stato rimaneggiato ed è ora sede del municipio e del Museo della Repubblica Partigiana di Montefiorino.

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