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Sabato, 22/09/2018
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Galleria Nazionale di Parma

parmigianino - la schiava turca
Guide turistiche
Maura Gualandi - Parma
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Eretto nel Cinquecento dalla potentissima famiglia Farnese, il Palazzo della Pilotta di Parma domina con la sua mole gigantesca il Piazzale Marconi. L'edificio, destinato a ospitare la corte dei Farnese (in uno dei suoi cortili si giocava alla pelota), oggi accoglie diverse importanti istituzioni museali tra cui la Biblioteca Palatina (ricca la collezione di incunaboli e codici manoscritti e miniati), il Museo Archeologico Nazionale e la Galleria Nazionale. Quest'ultima è considerata una delle maggiori pinacoteche italiane, in virtù di un patrimonio che trae origine dalle collezioni ducali dell'Accademi di Belle Arti, istituita nel 1752 da Filippo di Borbone. Le acquisizioni dei duchi di Parma (soprattutto Maria Luigia d'Austria) e le restituzioni seguite ai saccheggi napoleonici incrementarono ulteriormente la raccolta che attualmente annovera opere di maestri come Beato Angelico, Leonardo da Vinci, Parmigianino, Correggio, Sebastiano del Piombo, Giulio Romano, Carracci, Guercino, Van Dyck. La visita alla Galleria, dotata dal 1986 di un allestimento d'impronta post-moderna, inizia dal Teatro Farnese che funge da scenografico atrio d'accesso. Puntando sull'ala ovest si intraprende un percorso cronologico a partire dai grandi “primitivi” italiani: Simone de' Crocifissi, Spinello Aretino, Agnolo Gaddi, Beato Angelico, Niccolò di Pietro Gerini, Bernardo Daddi. Segue la sezione rinascimentale comprendente, accanto alle maggiori opere di artisti parmensi, una Madonna col Bambino di Cima da Conegliano. Il Cinquecento è rappresentato dai maestri emiliani e in particolare ferraresi, Dosso Dossi e Garofalo, e da opere straordinarie di Leonardo da Vinci (la Testa di fanciulla nota anche come “Scapigliata”), Sebastiano del Piombo (Ritratto di Paolo III Farnese), Hans Holbein il Giovane (Ritratto di Erasmo da Rotterdam), Giulio Romano, Tintoretto, El Greco. La pittura emiliana del seicento è testimoniata dai suoi massimi interpreti: i Carracci, Giovanni Lanfranco, Giovanni Francesco Barbieri (meglio conosciuto come il Guercino). A questi si aggiungono tele di maestri genovesi, lombardi e stranieri (su tutti Esteban Murillo e Anton Van Dyck). Si sfocia nel XVIII secolo con le tele di Piazzetta, Tiepolo e Crespi e le celebri vedute di Canaletto. Tornati al Teatro Farnese, la seconda parte dell'itinerario passa per le splendide sale ottocentesche di Maria Luigia, con i busti di vari personaggi di corte, e il grande salone allestito come una quadreria in cui spiccano i ritratti dei Borbone realizzati da Giuseppe Baldrighi. Infine si giunge nelle stanze della “Rocchetta”, dove sono custoditi capolavori dei più celebri pittori parmensi del Cinquecento. Di Antonio Allegri (in arte Correggio) si ammirano la Madonna di San Girolamo e la Madonna della Scodella; di Francesco Mazzola (il Parmigianino) la celeberrima Schiava Turca e una pregevole raccolta di disegni. Al piano terreno, i vasti ambienti ristrutturati noti come “Voltoni del Guazzatoio” ospitano mostre temporanee e i servizi multimediali della Galleria Nazionale.

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