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Giovedì, 30/06/2022
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La Pinacoteca Ambrosiana di Milano

il musico

Correva l'anno 1600 quando il cardinale Federico Borromeo (celebre figura di manzoniana memoria) fece allestire una ricca collezione di libri e manoscritti provenienti da tutta l'Europa, nelle sale del palazzo dell'Ambrosiana, a Milano. Alla biblioteca si aggiunse ben presto la vasta raccolta di quadri del cardinale, destinata a costituire il primo nucleo della grande Pinacoteca Ambrosiana, che attualmente è considerata una delle più importanti gallerie d'arte del Nord Italia. La collezione, già straordinaria ai tempi della sua fondazione, fu pesantemente saccheggiata durante l'occupazione napoleonica, come del resto avvenne per molti altri capolavori d'arte custoditi in Italia. Nel 1817, tuttavia, parte delle opere sottratte furono restituite alla galleria milanese. Un altro colpo all'integrità di questa raccolta fu inflitto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, cui seguì un lento lavoro di recupero e ripristino dell'intera sede. Oggi la Pinacoteca Ambrosiana è un punto di riferimento per gli appassionati e gli studiosi della pittura italiana dal XIV al XIX secolo, con particolare riferimento ai maestri di scuola lombarda e veneta. Nelle sue sale si conservano opere di Raffaello (il celeberrimo “cartone” de La scuola di Atene), Tiziano, Tiepolo, Veronese, Botticelli, Ghirlandaio, Pinturicchio, Giulio Romano e Pellegrino Tibaldi, ma anche di Albrecht Dürer, e Pieter Bruegel. Il percorso espositivo, che si snoda attraverso 24 sale, si apre con alcune tele della collezione Borromeo: dipinti veneti e leonardeschi, prediletti dal cardinale sia per il valore artistico che per il significato religioso. Tra questi spiccano l'Adorazione dei Magi di Tiziano e la Sacra Famiglia con Sant'Anna del Luini. La seconda e la terza sala sono dedicate alla pittura italiana e lombarda dei secoli XV e XVI: qui si incontrano il celebre Musico di Leonardo, la Madonna del padiglione di Botticelli, il Polittico di San Cristoforo di Bartolomeo Vivarini, oltre a tre capolavori del Bramantino. Dalla quarta alla settima sala, riprende il percorso attraverso la raccolta del cardinale, dapprima con i dipinti di autori veneti come Jacopo da Bassano, poi con il già citato cartone che Raffaello utilizzò per affrescare La scuola di Atene nella Stanza della Segnatura in Vaticano. Nella sesta sala si ammira la Canestra del Caravaggio; nella settima, una nutrita serie di opere fiamminghe, con il caratteristico gusto naturalistico e la cura estrema per i dettagli. Le successive “Sala Medusa” e “Sala delle Colonne” sono arricchite dalle più importanti raccolte di oggettistica dell'Ambrosiana, ma presentano anche dipinti di autori rinascimentali. L'itinerario attraverso la pittura rinascimentale, soprattutto lombarda, toscana e veneta, prosegue nella decima e nell'undicesima sala, dove si ammira anche la Madonna con il Bambino attribuita al cosiddetto Maestro della Madonna di Manchester. La “Sala dell'Esedra”, dedicata alla pittura veneta del XVI secolo, sfoggia uno splendido mosaico che riproduce una famosa miniatura di Simone Martini. Maestri italiani e fiamminghi, da Guido Reni a Isaac Soreau, si alternano nella tredicesima sala, mentre la quattordicesima riproduce un raffinato ambiente signorile milanese fra Settecento e Ottocento. La vetrata raffigurante Sant'Ambrogio è opera di Domenico Buffa. I due ambienti successivi sono interamente dedicati al Seicento lombardo e annoverano, fra gli altri, dipinti di Procaccini, Crespi, Vermiglio e Gherardini. Dalla diciassettesima alla diciannovesima sala, il panorama si allarga progressivamente alla pittura italiana del Settecento e dell'Ottocento. Qui si incontra la collezione di dipinti e bronzetti neoclassici del conte Giovanni Edoardo De Pecis, donata nel 1827. Duecento quadri ottocenteschi sono raccolti nella diciannovesima sala: il punto di arrivo di un percorso storico che si spinge fino agli albori del XX secolo. Di seguito si accede al Peristilio, che raccorda la Biblioteca all'antica Sala dei Dottori, e quindi alla ventunesima sala, destinata ad ospitare opere fiamminghe e tedesche dal XV al XVII secolo. Percorrendo un lungo corridoio, riccamente decorato da affreschi e sculture che spaziano dall'età classica al Rinascimento, si giunge al Museo Settala, una ricca quanto suggestiva ed eterogenea collezione di animali esotici imbalsamati, fossili, cristalli e minerali, strumenti scientifici, astrolabi, ma anche testimonianze delle civiltà precolombiane. La ventiquattresima e ultima sala, infine, espone la Incoronazione di spine, un celebre affresco realizzato nel 1522 da Bernardino Luini. Da segnalare, inoltre, che l'annessa Biblioteca Ambrosiana custodisce il preziosissimo Codice Atlantico, la più stupefacente collezione di scritti e disegni di Leonardo da Vinci. Il più famoso codice leonardesco abbraccia, in effetti, l'intera vita intellettuale del geniale e poliedrico artista, per un periodo di circa 40 anni.

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