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Venerdì, 05/03/2021
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Corinaldo: una passeggiata rinascimentale

corinaldo
Guide turistiche
Sauro Mariani - Ancona
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La sua poderosa cinta muraria, lunga quasi un chilometro e tuttora dotata di torri di guardia, torrioni e molte altre strutture difensive, è di per sé un monumento di valore incalcolabile. Corinaldo vanta infatti le mura meglio conservate delle Marche: una cerchia di forma vagamente triangolare che tocca in alcuni punti i 18 metri d'altezza e racchiude un borgo dal fascino senza tempo, arricchitosi nei secoli di edifici pubblici e religiosi, come premio per la sua fedeltà allo Stato della Chiesa. La storia di Corinaldo inizia probabilmente poco dopo il Mille, quando il fenomeno diffuso dell'incastellamento porta buona parte della popolazione a insediarsi in cittadelle ben protette, al riparo da potenziali nemici di ogni genere. In effetti la denominazione ricorda da vicino l'imperativo “curre in alto”, che spinse gli abitanti delle campagne a rifugiarsi su quest'altura fra le valli del Cesano e del Nevola, a una ventina di chilometri dal mare di Senigallia. La proverbiale fedeltà al Papa si concretizzò molto più tardi, tanto è vero che alla metà del Trecento il “libero comune” stava dalla parte dei ghibellini e furono proprio le truppe pontificie di Galeotto Malatesta a metterlo a ferro e fuoco, per la prima e ultima volta. Dal 1367 Corinaldo risorse con la sua imprendibile cortina, destinate a rafforzarsi ulteriormente nel 1480, con l'intervento del più celebre architetto militare dell'epoca: Francesco di Giorgio Martini. Molti temibili assalti si infransero contro queste mura: il primo, nel 1416, capitanato dal leggendario Braccio da Montone, l'ultimo, nel 1517, da Francesco Maria della Rovere, lo spodestato duca di Urbino. Nei secoli seguenti Corinaldo crescerà e prospererà, accettando la forma di governo voluta dal pontefice, senza però mai intaccare quel sistema di fortificazioni cui deve gran parte delle sue fortune. La visita al borgo, fra chiese, palazzi e raccolte d'arte (ma è l'aria rinascimentale che si respira l'aspetto più affascinante) può iniziare da Porta Nuova, l'ultima nata fra le vie d'accesso al centro. La sua altezza e quella del torrione adiacente non rendono l'idea della mole originaria, a causa di un parziale interramento operato nell'Ottocento. Varcata la porta si incontrano l'ottocentesco Teatro Goldoni, finemente decorato negli interni, e la via del Teatro con il campanile di San Pietro sulla destra, unico superstite dell'antica chiesa collegiata. Sulla strada è affacciato anche l'ex convento cinquecentesco delle suore benedettine: le ampie sale del piano superiore ospitano la Pinacoteca “Claudio Ridolfi”. Una raccolta d'arte soprattutto sacra (reliquiari, arredi e dipinti) che vanta anche alcune tele del pittore veronese morto proprio a Corinaldo nel 1644. Da visitare anche la vicina chiesa dell'Addolorata, costruita nel Settecento come lo stupendo organo a canne che si ammira all'interno, opera di Gaetano Callido. Da qui si esce in Piazza del Cassero, che deve il suo nome alla torre più alta del borgo, utilizzata come postazione di avvistamento e rifugio. Al posto della torre oggi sorge la chiesa del Suffragio, di forme neoclassiche. Imboccata la via del Bargello, attraverso un “taglio” nelle mura, è possibile accedere alla chiesa di San Francesco (di origini duecentesche ma rifatta nel Settecento) in cui sono conservati ben tre dipinti del Ridolfi. Oggetto di venerazione è il fonte battesimale dove ricevette il sacramento la piccola santa Maria Goretti, nativa di Corinaldo. Accanto alla chiesa sorge ancora la severa torre pentagonale dello Sperone, eretta su progetto di Francesco di Giorgio Martini e attualmente sede di un sacrario dedicato alle vittime della guerra. Proseguendo a est dello sperone si raggiunge il tratto più affascinante delle mura: il complesso di Porta San Giovanni, con porta maggiore, postierla e gli edifici che ospitavano il bargello e il corpo di guardia. Presso la porta e sulla terrazza sovrastante, raggiungibile da una scala esterna, si notano tutti gli elementi tipici dell'apparato difensivo: saettiere, archibugere, merli e piombature. A sinistra si imbocca via dello Scorticatore con la torre omonima, un tempo abitata dallo scorticatore di pecore. Il tracciato ricalca l'antico camminamento di ronda fino alla Porta di Santa Maria del Mercato. Qui l'architetto senese firmò un vero capolavoro, innalzando un baluardo poligonale a difesa della primitiva porta trecentesca, capace di respingere con le neonate armi da fuoco gli assalitori che avessero superato il primo sbarramento. Presso la porta si imbocca via Piaggia che offre gli scorci più suggestivi con i suoi 109 gradini. È questo l'asse portante del nucleo medioevale, dal quale si irradiano i vicoli laterali. Attorno al famoso “pozzo della polenta”, che si incontra a metà strada, si celebra ogni anno nel mese di luglio la rievocazione in costume della Contesa del Pozzo. A sinistra della scalinata si risale sul camminamento di ronda lungo il quale svettano altre torri tra cui il possente torrione della Rotonda, in pianta semicircolare, anch'esso innalzato alla fine del Quattrocento. Più avanti la strada è sormontata dai “landroni”, una serie di ponticelli che si congiungono con le mura. Sulla destra parte Via del Corso, fiancheggiata da residenze nobiliari e, in fondo, dall'elegante Palazzo Comunale costruito in perfetto stile neoclassico, con un elegante loggiato. Al suo fianco l'ex Convento degli Agostiniani, un imponente edificio a cinque piani sorto nello stesso periodo. Il complesso è sede di un albergo, mentre la chiesa conventuale con il suo bel campanile è divenuta un santuario dedicato a Maria Goretti. Al suo interno, oltre a parecchie opere di pregio, si trovano una reliquia della santa e la tomba della madre. Meta di pellegrinaggi è anche la casa natale di Maria Goretti, situata in campagna a poca distanza da Corinaldo, così come la chiesa paleocristiana di Santa Maria del Piano, che sarebbe sorta addirittura attorno al VI secolo sui resti di un tempio pagano. L'abside e i resti della cripta conservano tracce del suo splendore originario.

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