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Sabato, 24/08/2019
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Trento: il Castello del Buonconsiglio

castello del buonconsiglio

Arte e storia del Trentino si intrecciano con le vicende del Castello del Buonconsiglio, il monumento simbolo di Trento, sviluppatosi nel corso dei secoli sul colle roccioso che caratterizza la parte più alta della città. Questo articolato complesso di edifici nacque nel 1240 attorno alla robusta Torre Grande (o Torre di Augusto), a ridosso delle mura duecentesche a guardia dell'abitato. Il primo nucleo, oggi noto come Castelvecchio, aveva funzioni militari di difesa, essendo posto a guardia della strada per la Germania. Già verso la fine del Trecento, però, il vescovo Giorgio di Liechtenstein commissionò le prime modifiche destinate a trasformare il fortilizio in un'elegante residenza signorile. Il Castello del Buonconsiglio sarebbe stato la residenza dei vescovi di Trento fino al XIX secolo, ospitando fra l'altro lo storico Concilio con cui la Chiesa Cattolica rispose, fra il 1545 e il 1563, alle eresie protestanti. Nel 1803, con la secolarizzazione del Principato Vescovile, il castello si ridusse a caserma militare austriaca. Qui si tennero, durante la Prima Guerra Mondiale, il processo e l'esecuzione degli irredentisti italiani Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa. L'attuale aspetto di Castelvecchio, con le raffinate merlature a coda di rondine, lo splendido cortile interno a loggiati sovrapposti, le fineste gotiche e la grande polifora gotico-veneziana che ne impreziosisce la facciata, si deve all'iniziativa del principe vescovo Johannes Hinderbach (1486). Tuttavia, alcuni elementi architettonici come le feritoie e la massiccia porta ferrata testimoniano ancora oggi l'originario scopo bellico di questa imponente costruzione. Percorrendo il camminamento delle mura orientali, verso Porta Aquila, si incontra la Torre del Falco, edificata negli stessi anni di Castelvecchio ma decorata due secoli più tardi con eleganti affreschi incentrati sui temi della caccia e della pesca. Nonostante l'autore dei dipinti sia rimasto ignoto, queste opere sono considerate fra i più importanti documenti iconografici del rinascimento “cortese” tedesco. Ancor più notevole il ciclo di affreschi realizzati, attorno al 1397, nella Torre Aquila, forse da un tal maestro Venceslao di Boemia. Il celebre Ciclo dei Mesi costituisce infatti uno dei più preziosi tesori del Gotico internazionale. Ridotto a undici quadri per la perdita del mese di marzo, il ciclo fornisce una splendida immagine della vita di corte e della concezione bucolico-pastorale delle attività agricole. Suddivise da sottili colonne tortili, le scene degli svaghi delle classi nobili si alternano al lavoro dei contadini, secondo il succedersi delle stagioni. Stupisce, in particolare, la cura per i dettagli somatici e per l'abbigliamento delle snelle figure rappresentate.

Ma la figura più importante, fra gli alti prelati che vissero al Buonconsiglio, è indubbiamente quella di Bernardo Clesio, il diplomatico asburgico che divenne vescovo di Trento nel 1514 e fu tra i principali organizzatori del Concilio di Trento. Clesio assunse il ruolo di un vero mecenate, adoperandosi per riqualificare tutta la città. Egli fece costruire, accanto all'antico forte, il Magno Palazzo rinascimentale che avrebbe accolto i futuri vescovi principi. A realizzare le decorazioni degli interni furono chiamati, fra gli altri, due dei maggiori artisti del tempo: Dosso Dossi e Gerolamo Romanino. Quest'ultimo dipinse gli affreschi di parecchi ambienti, compresa la splendida Loggia del cortile dei Leoni, progettata da Alessio Longhi. I dipinti ricoprono la volta, le vele triangolari, i pennacchi e le lunette, formando uno dei cicli pittorici più suggestivi del Rinascimento. Episodi profani si succedono a scene mitologiche e a storie tratte dalla Bibbia. Dalla fantasia di Romanino scaturirono, fra l'altro, le raffigurazioni delle Tre Grazie, del suicidio di Cleopatra, del Ratto di Ganimede, di Fetonte alle prese con i cavalli imbizzarriti del Carro del Sole. Nella Sala delle Udienze, dove le figure dei sovrani d'Asburgo sembrano dialogare con quelle degli imperatori romani, il pittore ritrasse anche Bernardo Clesio circondato dagli stemmi di famiglia e da quello del Principato. In altri ambienti interni non mancano scene più prosaiche o addirittura comiche, come quelle del Buffone che gioca con la scimmia. A Dosso Dossi si devono, invece, le decorazioni della Sala Grande della Sala degli specchi, della Camera del Camin Nero, del Refettorio e di altre stanze. Il Magno Palazzo si ricongiunse con Castelvecchio nel 1689, con la costruzione della cosiddetta Giunta Albertina (dal nome del committente, il vescovo Francesco Alberti Poia). La Giunta mantiene lo stile architettonico del Palazzo rinascimentale, mentre le decorazioni rispecchiano il gusto seicentesco: al piano nobile si ammirano splendidi stucchi barocchi e affreschi imponenti. Molti ambienti del Castello del Buonconsiglio ospitano attualmente le importanti collezioni d'arte del museo provinciale, che spaziano dall'antichità al XX secolo. Il Museo Castello del Buonconsiglio, inoltre, è inserito in un itinerario artistico diffuso in tutto il Trentino e comprendente altre tre celebri roccaforti: il Castello di Stenico, Castel Beseno e Castel Thun.

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