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Sabato, 23/06/2018
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Tivoli: l'incanto di Villa d'Este


L'idea di costruire una sontuosa residenza a Tivoli prese corpo nel 1550, nella mente del cardinale Ippolito II d'Este, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia. Il cardinale aveva appena dovuto rinunciare al soglio pontificio ma il nuovo papa, Giulio III, lo gratificò nominandolo Governatore di Tivoli. Per un diplomatico abituato ai fasti delle corti europee, Tivoli non aveva molto da offrire, ma le cose cambiarono radicalmente quando il nuovo governatore affidò all'architetto Pirro Ligorio il compito di costruire un palazzo degno del suo prestigio, e un giardino da affiancare al palazzo in direzione nord, dove il naturale pendio della collina doveva essere sostituito da scenografici terrazzamenti. Un intero quartiere di Tivoli fu raso al suolo per realizzare il terrapieno necessario al giardino, mentre una faraonica opera di ingegneria idraulica permise di convogliare l'acqua dell'Aniene, attraverso una galleria di 600 metri, in un grande bacino artificiale dal quale viene tuttora smistata alle 50 fontane dei giardini. Sono appunto queste fontane, unite alle cascate artificiali, alle monumentali esedre, scalinate e terrazze, e naturalmente alla miriade di piante e fiori d'ogni genere a fare di Villa d'Este il più celebre parco all'italiana del mondo. La visita comincia dall'appartamento nobile del palazzo, nel ricchissimo salone di rappresentanza decorato da Girolamo Muziano, Taddeo e Federico Zuccari. Altri celebri pittori manieristi come Antonio Tempesta e Livio Agresti lavorarono agli affreschi delle sale limitrofe e alle decorazioni del cosiddetto “appartamento vecchio”, cui si accede salendo due rampe di scale. Il panorama offerto dalla sua terrazza non manca di estasiare i visitatori della Villa, compresi quelli illustri del passato come Chateaubriand, che nell'Ottocento non si stancava di ammirare la prospettiva sui giardini e, più oltre, i resti di ville romane e gli uliveti secolari sulle sponde dell'Aniene. Si passa nei giardini scendendo lo scalone monumentale disegnato da Pirro Ligorio sulla facciata posteriore del palazzo. Percorso verso destra un grande vialone e imboccato, in fondo, il viale sulla sinistra si raggiunge la Fontana di Pegaso, che ritrae il mitologico cavallo alato nell'atto di spiccare il volo. Costeggiando il margine destro del parco e la colossale abside della chiesa romanica di San Pietro della Carità, si incontra poi la maestosa Fontana dell'Organo, progettata da Pirrin del Gagliardo, e si passa sopra la splendida Fontana di Nettuno, ristrutturata nel XX secolo su una precedente cascata realizzata dal Bernini. La fontana è fra le più ammirate per gli altissimi zampilli e per il salto d'acqua centrale, oltre il quale si intravede il busto del dio Nettuno. Più avanti, dopo una svolta a sinistra, si attraversa la Rotonda dei Cipressi giungendo presso la Fontana della Natura, in cui è riprodotta la celebre statua di Diana di Efeso, simbolo di abbondanza e fecondità. Dopo la Fontana delle Mete e la Fontana di Arianna, ecco apparire le tre grandi peschiere, ornate da un gioco di 48 zampilli. Un tempo vi venivano allevate le trote destinate alla mensa del cardinale. Il viale che le costeggia permette di ammirare da vicino anche la Fontana delle Aquile (un omaggio al casato estense) e le coreografie di quella dedicata a Nettuno. Poi si risale per il meraviglioso Viale delle Ortensie, che porta alla Fontana della Girandola (una delle più importanti e ammirate), con le quattro figure di draghi circondate da alti zampilli. Seguono le architetture della Fontana della Civetta, di quella di Proserpina, e della grandiosa Rometta, che riproduce i maggiori edifici dell'antica Roma. Vi sono racchiuse anche le personificazioni del Tevere e dell'affluente Aniene. Una gran quantità di giochi d'acqua fanno da coronamento a quest'opera risalente alla fondazione della villa. Da qui parte il percorso più famoso e suggestivo: il Viale delle Cento Fontane, interamente immerso nel verde e fiancheggiato da giochi d'acqua abbinati a sculture fantasiose. Il viale termina al cospetto della grande Fontana dell'Ovato che si contrappone alla Rometta in quanto simbolo di Tivoli: attorno a un'esedra semicircolare sono raccolte le immagini di tre fiumi tra cui l'Aniene, le cui acque vengono raccolte proprio in questo bacino prima di essere smistate in ogni angolo del parco. Prima di risalire a palazzo, una delle ultime visioni è offerta dalla pittoresca Fontana del Bicchierone, un grande calice floreale spumeggiante che ricorda le creazioni del Bernini.

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