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Venerdì, 20/09/2019
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La Villa Medicea di Poggio a Caiano

villa medicea

Sulla cima di un colle, nel punto d'incontro delle direttrici fra Firenze e Pistoia e fra Prato e il Montalbano, sorge il paese di Poggio a Caiano, da cui si gode di una vista straordinaria, spaziante da Prato a Firenze, dalla pianura dell'Ombrone al Bisenzio, fino all'Appennino pistoiese. Era perciò naturale che il più celebre e potente esponente della famiglia Medici, Lorenzo il Magnifico, decidesse di eleggere questo luogo, valorizzato da una posizione panoramica quanto strategica, a sua residenza estiva. Un antico edificio, costruito sui resti di un castello medievale, passò dalla famiglia Strozzi ai Medici nel 1479. Lorenzo si rivolse subito al maggiore architetto dell'epoca, Giuliano da Sangallo (celebre soprattutto per le sue costruzioni militari e difensive) affinché il palazzo venisse interamente ricostruito, secondo i canoni estetici e strutturali dettati da Leon Battista Alberti, che avrebbero caratterizzato tutto il Rinascimento. La splendida villa che oggi è possibile ammirare (completata verso il 1520) rispecchia, in larga parte, la struttura realizzata dal Sangallo, a partire dal solido corpo centrale rettangolare che poggia su un basamento porticato, sormontato da un'ampia terrazza. All'inizio del XIX secolo risalgono, invece, le due scalinate semicircolari che l'architetto Pasquale Poccianti realizzò su commissione di Elisa Baciocchi Bonaparte, sorella di Napoleone. Nel mezzo del “piano nobile” si apre un porticato di colonne sormontate da un timpano e da una volta a botte finemente decorata a rilievo. Al piano terreno è possibile visitare il cosiddetto “Appartamento di Bianca Cappello”, una delle sezioni che hanno conservato intatto l'originario aspetto rinascimentale della dimora, il salone d'ingresso e la sala dei biliardi, rifatta in stile sabaudo negli anni in cui la villa ospitò Vittorio Emanuele II, mentre Firenze diventava capitale d'Italia. All'età neoclassica è riconducibile, invece, l'elegante teatro di corte.

Il capolavoro d'arte più straordinario racchiuso fra queste mura è, probabilmente, la celebre Sala Leone X, che prende nome dal pontefice che commissionò il ciclo di affreschi destinato a decorare queste pareti con scene che eternassero la gloria dei Medici. I dipinti, iniziati nel 1512 da Andrea del Sarto, furono proseguiti e portati a termine dal Pontormo, che realizzò anche la splendida “lunetta” raffigurante divinità maschili e femminile su uno sfondo bucolico, recentemente restaurata. Alcuni affreschi sono opera del Franciabigio e di Alessandro Allori, mentre le decorazioni della volta sono attribuibili, secondo il grande storico dell'arte Giorgio Vasari, allo stesso Giuliano da Sangallo. Una fedele riproduzione del parco della villa, nella sua veste originaria, è offerta da un'altra lunetta di questa sala. Si può notare il viale maestoso che attraversa il prato antistante l'edificio, mentre una rete di viali si stende alle sue spalle, fra boschi e frutteti. Non meno interessanti sono, tuttavia, i giardini nel loro attuale assetto, dovuto a un progetto del 1811, su commissione di Elisa Baciocchi. Secondo tale disegno, il parco avrebbe preso la forma di un raffinato giardino all'inglese, con elementi coreografici in stile romantico, fra cui un laghetto e un “tempio di Diana”. Oggi, solo la parte di giardino che si stende alle spalle della villa mantiene queste caratteristiche, mentre sul lato destro, al posto dell'antico “giardino segreto”, si apre un classico giardino all'italiana. Il parco della villa sfoggia rare specie vegetali e floreali, ma anche elementi architettonici come la statua in terracotta che riproduce un racconto mitologico scritto dallo stesso Lorenzo de' Medici in un suo poemetto: la cattura della ninfa Ambra da parte di Ombrone. I fasti delle case regnanti ospitate in questa residenza riecheggiano, tanto nei suoi saloni quanto nei giardini. Qui i Medici risiedettero fino alla morte dell'ultimo discendente, Giangastone, avvenuta nel 1737. Qui si celebrarono i grandiosi matrimoni tra Alessandro de' Medici e Margherita d'Austria (1536), Cosimo I ed Eleonora da Toledo (1539), Francesco I e Bianca Cappello (1579). Quando gli Asburgo-Lorena divennero granduchi di Toscana, continuarono a servirsi della villa come residenza estiva o come tappa intermedia nei loro viaggi verso settentrione. Nuovamente al centro degli eventi mondani durante la parentesi dei Bonaparte, questa incantevole dimora conobbe un'ultima stagione di splendore con i Savoia e, in particolare, con i lavori di ristrutturazione voluti da Vittorio Emanuele II. Amante della caccia e dei cavalli, il re fece costruite nuove scuderie, mentre alcune sale al piano terra venivano ridecorate. Due camere da letto situate al primo piano testimoniano le vicende sentimentali di Vittorio Emanuele II, diviso fra l'amore per la moglie e la passione per la “bella Rosina”, una popolana torinese.

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