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Venerdì, 20/09/2019
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La Certosa di Pavia

certosa di pavia

Era il 27 agosto del 1396 quando un folla esultante si raccoglieva presso la tenuta di caccia del castello di Pavia in cui Gian Galeazzo Visconti poneva la prima pietra della Certosa della Madonna delle Grazie. Il progetto, ispirato da un voto della moglie Caterina, era stato prontamente recepito dal duca di Milano come grandiosa celebrazione della propria dinastia. Seguirono lunghi anni di estenuanti lavori attorno all'imponente edificio in costruzione. Anche quando ai Visconti succedettero gli Sforza, all'interno della Certosa di Pavia, i primi monaci certosini dovettero dividere la loro dimora con manovali e artigiani, fra cataste di legna e cumuli di marmi pregiati. Solo quando tutte le impalcature furono rimosse, fu chiara a tutti la sublime geometria che sottendeva a quell'edificio, quasi fosse uno specchio dell'armonia e del rigore esaltati nella stessa regola certosina. Ai pellegrini che vi si recavano, la Certosa appariva all'improvviso, circondata da un fitto bosco, talvolta inondata dai raggi solari, talvolta immersa in una coltre di nebbia. Adesso come allora, il visitatore resta subito conquistato dal candore marmoreo della facciata, cosparsa di venature tenui e calde, ma soprattutto ricoperta da profili di angeli, santi e monarchi, figure plastiche di patriarchi e profeti. Forme e decorazioni che si insinuano fin dietro le colonne ma lasciano spazio, nel registro superiore, a una serie di eleganti loggette. Varcando il portale si ha l'impressione di immergersi nel paradiso terrestre, tanto i sensi sono inebriati dalla moltitudine di affreschi e decorazioni in oro, lacche e lapislazzuli. Lo sguardo si dirige inevitabilmente verso l'alto, fra l'intreccio di costoloni dell'altissima navata centrale: un cielo di cobalto punteggiato di stelle dorate. Tutto intorno è un fiorire di piccoli capolavori: dai bassorilievi che decorano gli altari agli eleganti motivi floreali intarsiati nei paliotti, eseguiti nel Seicento dai fratelli Sacchi di Pavia. Ciascuno si sente guidato e protetto dal “Padre benedicente” dipinto dal Perugino, e dai Dottori della Chiesa, i Santi e gli Evangelisti raffigurati nelle cappelle dal Bergognone. Le scelte cromatiche ed espressive ispirano, in piena armonia, pace e riflessività, quasi vicinanza con gli oggetti sacri rappresentati. Il pregevole transetto, separato da una cancellata rispetto alla navata, custodisce le spoglie dei signori di Milano ai quali si deve la costruzione della Certosa di Pavia. Da un lato le statue giacenti di Ludovico il Moro e Beatrice d'Este, dall'altro il sepolcro monumentale di Gian Galeazzo Visconti. Il sonno del duca è protetto da un tabernacolo che riproduce episodi della sua vita e della sua gloria. Altri tesori attendono di essere ammirati nella Sacrestia Vecchia. A cominciare dallo stupefacente trittico intagliato in legni pregiati da Baldassarre degli Embriachi: Tre archi a sesto acuto simili ai portali di una cattedrale gotica, costellati da decorazioni, ricami e profili dorati, paesaggi e storie sacre. Scene della vita della Vergine, di Cristo e dei Magi, fra le quali si affaccia lo stemma dei Visconti. Il filo narrativo biblico prosegue nei bassorilievi del presbiterio e culmina nel refettorio, mediante il grande affresco del Cenacolo che domina la sala. Tra le creature celesti raffigurate e raccontante nella Certosa, gli angeli sono i più numerosi: un angioletto giocondo ostenta un mazzolino di fiori sulla volta della cappella di Santa Caterina; un altro riccioluto sorride dagli armadi della Sagrestia Nuova; altri scalano le nuvole e indossano elmi e armature per combattere contro le creature del male, nella cappella di San Michele. Ciascuna delle numerose icone della Vergine, raffigurata in atteggiamenti quotidiani, parla attraverso il codice cromatico filtrato dalle sorprendenti vetrate multicolori. Il piccolo chiostro verdeggiante fornisce un'anticipazione di silenzio e meditazione che si compie, però, solo fra i portici del Chiostro Grande. Qui si affacciano le celle dei monaci, ognuna con la sua finestrella passavivande e l'orticello in cui seminare fiori e piante medicinali. Delle migliaia di preziosi codici lavorati e miniati dai monaci certosini nel loro scriptorioum restano oggi solo pochi esemplari: manoscritti custoditi gelosamente all'interno della biblioteca. Colpa dei saccheggi dell'armata Napoleonica, che non risparmiò neppure il sepolcro di Gian Galeazzo. Ma l'anelito alla divinità, alla pace e all'armonia che la Certosa di Pavia esprime ci è pervenuto indenne, grazie alle cure secolari dei suoi instancabili custodi.

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