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Venerdì, 20/09/2019
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Il Palazzo Farnese di Caprarola


A pochi chilometri da Viterbo, presso il borgo di Caprarola, si erge la mole imponente di Palazzo Farnese, uno dei massimi esempi di architettura privata rinascimentale, oltre che evidente testimonianza del potere e delle ricchezze accumulate dalla famiglia romana dei Farnese. Fu il cardinale Alessandro Farnese (che sarebbe divenuto pontefice col nome di Paolo III) a volere la propria residenza a Caprarola, al centro di un mosaico di feudi e possedimenti che costituivano ormai una sorta di stato nello Stato della Chiesa. Il paesaggio e il clima salubre avrebbero ulteriormente accentuato il valore della villa e del parco progettati da Antonio da Sangallo il Giovane attorno al 1520. Il Sangallo immaginò un maestoso edificio in pianta pentagonale, posto nel punto più alto del paese, capace di dominare un territorio vastissimo con la sua mole. I cinque bastioni angolari e il fossato contribuivano a caratterizzare l’edificio come un’autentica fortezza. Del progetto, però, vennero realizzate poco più che le fondamenta. Con l’elezione di Paolo III i lavori di costruzione furono infatti sospesi. Solo dieci anni dopo la sua morte, nel 1559, il nipote del papa (pure chiamato Alessandro e divenuto cardinale a soli 15 anni) assegnò all’architetto Jacopo Barozzi, noto come il Vignola, l’incarico di proseguire i lavori trasformando il palazzo in una elegante residenza estiva. L’architetto emiliano iniziò col trasformare i bastioni angolari della fortezza in ariose terrazze, da cui si può ancora ammirare il panorama sulla campagna circostante, e ruppe l’isolamento della costruzione tagliando la collina con una grandiosa gradinata e scenografiche rampe di accesso al palazzo. Poi fu aperta una strada rettilinea che partiva dal fondo del paese, fino a raggiungere l’ingresso della villa che veniva così inquadrata nello scenario urbano. Prese quindi forma un cortile circolare a due piani, decorato da affreschi e circondato da un porticato su cui si affacciavano gli ingressi alle stanze del piano rialzato (il Piano dei Prelati). Furono anche realizzati due ponti allo scopo di mettere in collegamento il palazzo con lo splendido giardino all’italiana che si apriva alle sue spalle. Fontane con sorprendenti giochi d’acqua, elementi architettonici e grotte furono inseriti nella successione di siepi e aiuole, a formare un complesso scenografico di straordinaria bellezza. Numerosi artisti lavorarono, nell’arco di quasi un secolo, ai cicli pittorici e alle decorazioni scultoree del cortile e dei giardini. Un più ampio parco fu realizzato oltre i giardini, con al centro la raffinata Palazzina del Piacere, la Fontana del Giglio, la Fontana dei Fiumi e i Giardini Segreti abbelliti da 28 Cariatidi scolpite da Pietro Bernini (padre di Gianlorenzo).

Al Vignola si deve, invece, l’elegantissima Scala Regia, cui si accede dalla Sala della Guardia. Fra gli elementi architettonici più spettacolari, la scala fu costruita in forma elicoidale, dai sotterranei fino al loggiato del piano nobile, delimitata da trenta colonne doriche e sormontata da una grande cupola che riproduce lo stemma dei Farnese. Antonio Tempesta realizzò le raffigurazioni allegoriche degli affreschi. La Scala Regia mette in comunicazione con il Piano Nobile: una successione di ambienti scenografici sfarzosamente decorati. I cicli pittorici si ispirano tanto alla mitologia greca, quanto alla storia sacra e alla storia della famiglia Farnese, di cui i pittori erano chiamati a celebrare la gloria. Artisti come i fratelli Zuccari, Jacopo Bertoja, Giovanni dé Vecchi, Raffaellino da Reggio e Antonio Tempesta lasciarono la loro firma in questi ambienti, a cominciare dal vasto Salone d’Ercole, rischiarato da cinque grandi finestroni a volta. Le gesta dei Farnese sono eternate, in particolare, nella sala dei Fasti Farnesiani, mentre la successiva Anticamera del Concilio è dedicata alla figura di Paolo III. In questi ambienti come nei successivi, che componevano l’appartamento estivo e quello invernale del cardinale Alessandro, spiccano gli affreschi di Taddeo Zuccari, capace di conferire omogeneità all’insieme delle decorazioni. Il restauro recente delle sale ha riportato queste immagini, oggi ritenute fra i migliori esempi del manierismo italiano, al loro splendore originario. Il percorso lungo i cinque bracci del pentagono si conclude nell’ampia Sala del Mappamondo, sulle cui pareti è rappresentato, come su una gigantesca mappa, il mondo conosciuto nel Cinquecento. I più grandi navigatori sono effigiati sulle porte e sulle finestre, mentre il soffitto riproduce la volta celeste dell’emisfero boreale. Non meno ricche di affreschi sono le sale del Piano dei Prelati, fra cui spiccano soprattutto la Sala di Giove, interamente decorata con raffinate scene mitologiche, la Stanza della Vergine e dell’Unicorno e la Sala dei Cigni: l'ambiente più grande, riservato alle rappresentazioni teatrali. Acquisito dallo Stato Italiano, che ne cura la manutenzione, il Palazzo Farnese è attualmente aperto alle visite ed è sede di esposizioni artistiche temporanee e altri eventi culturali.

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