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Sabato, 18/08/2018
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Monreale: la Cattedrale

duomo di monreale

Scenari straordinari attendono i visitatori che si recano a Monreale, in provincia di Palermo, per visitare la Cattedrale. La chiesa di Santa Maria la Nuova, infatti, è spesso definita come il massimo esempio di architettura normanna in Sicilia. Il Duomo fu eretto per volontà del re Guglielmo II, animato dall'idea di realizzare un'opera capace di sovrastare, per bellezza e maestosità, monumenti come la Cappella Palatina di Palermo o il Duomo di Cefalù. Il sovrano investì capitali impensabili nella costruzione e nella decorazione di questo complesso, concepito come un organismo unitario composto da Chiesa, Convento e Palazzo Reale. I lavori, iniziati nel 1172, si conclusero probabilmente 14 anni più tardi, quando fu collocata la porta di bronzo monumentale, opera di Bonanno da Pisa. Due poderose torri quadrangolari affiancano il prospetto principale, messe in comunicazione dal cosiddetto “portico del Paradiso”. La torre di sinistra è coronata da un campanile fatto eseguire, in epoca successiva, dal cardinale Ippolito de' Medici. Il portale della chiesa è ornato da intagli e da fasce a mosaico. I battenti di bronzo sono divisi in 42 formelle raffiguranti scene della Bibbia in rilievo. Nel complesso, già gli esterni dell'edificio, con la loro magnificenza, rappresentano un segno possente della Gloria di Dio e della monarchia normanna al tempo stesso, come se questa dinastia volesse lasciare una testimonianza memorabile di sé, presagendo il declino futuro. L'interno della basilica è a tre navate, suddivise da 18 colonne granitiche ispirate a stili differenti. Le navate laterali sfoggiano una pavimentazione in marmo bianco e rosso, mentre quella centrale è in marmo di Taormina. La travatura del tetto è del tipo scoperto e dipinto. Ma l'aspetto più scenografico del Duomo di Monreale è costituito forse dalla splendida serie di mosaici che ornano tutto l'interno. Sul fondale dorato sono incastonate le tessere che, a milioni, compongono le scene raffigurate su di una superficie di circa 6.500 metri quadrati. Un filo conduttore teologico e stilistico unisce l'intera decorazione musiva, che abbina uno straordinario realismo all'astrattezza delle forme. Il grande arco del presbiterio segna l'avvio delle due file di scene che narrano l’intero ciclo divino ed umano del Verbo. Questi mosaici furono eseguiti, probabilmente, nel breve arco di due anni, affiancando al lavoro delle maestranze bizantine quello di maestranze siciliane, che avevano già sviluppato un linguaggio autonomo e originale, sicuramente più realistico rispetto agli artisti di Bisanzio. Il racconto degli episodi biblici è suddiviso in 130 quadri e comprende migliaia di decori e figure isolate che, stagliandosi sull’oro dello sfondo, creano effetti fantasmagorici e guidano inevitabilmente lo sguardo del visitatore verso il punto centrale della rappresentazione: l’immenso Cristo Pantocreatore, severo e benedicente, che domina l'abside. Fanno da cornice al Cristo le raffigurazioni dei dodici profeti. Tra le figure di santi spicca l'immagine di Thomas Becket, vescovo di Canterbury. Questo “ritratto” è l’unico che si conosca, eseguito a meno di una generazione dalla sua morte per assassinio. Ad ispirarlo fu, probabilmente, Giovanna d’Inghilterra, moglie di Guglielmo II, che aveva conosciuto Becket alla corte del padre, Enrico II (mandante dell'omicidio). Nel transetto, in 18 quadri, è sintetizzata la vita di Gesù, dall'Annunciazione di Maria al battesimo nelle acque del Giordano. Molto raffinato l'altare maggiore, opera settecentesca dell'argentiere romano Luigi Valadier, mentre le cappelle del Crocifisso e di San Benedetto sono fra i più notevoli esempi del barocco siciliano. Altrettanto straordinario è il chiostro (da molti considerato un esempio insuperabile) che è anche l'unica struttura superstite dell'originario monastero benedettino. Oltre duecento colonnine decorate con eleganza sorreggono una lunga serie di archetti a sesto acuto. Gli elementi scultorei sono ispirati alle varie correnti italiane e francesi del Romanico. Nell'angolo di sud-ovest si ammira un “chiostrino” impreziosito da una splendida colonna che termina in un bocciolo sovrastato da dodici bocche di leone. Da ogni bocca sgorgano zampilli che si gettano nella vasca sottostante. Non meno di cinque maestri hanno contribuito alle sculture del chiostro, compreso l'artista, rimasto anonimo, che decorò il capitello raffigurante il re nell'atto di offrire il Duomo alla Vergine Maria.

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