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Sabato, 25/06/2022
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L'arte di Roma antica a Palazzo Massimo

Relativamente breve ma intensa, la storia di Palazzo Massimo a Roma inizia nel 1883, con i lavori di costruzione dell'edificio, nello spazio occupato fino a quel momento da Villa Peretti, la dimora di Sisto V. Destinato ad ospitare un istituto dei padri Gesuiti, questo palazzo a sei piani in stile neo-rinascimentale, situato presso la Stazione Termini, si trasforma in ospedale militare durante la seconda guerra mondiale, per poi riprendere le funzioni originarie. Nel 1981, con la sua acquisizione da parte dello Stato, inizia il laborioso processo di restauro, curato dalla Soprintendenza archeologica di Roma, che consente di recuperare integralmente la struttura, colpita da numerosi cedimenti e lesioni, ripristinandone anche gli elementi monumentali e le decorazioni architettoniche. L'obiettivo si concretizza nel 1990, quando Palazzo Massimo diventa sede della sezione di arte antica del Museo Nazionale Romano. Ritenuto una delle raccolte archeologiche più importanti al mondo, il museo si articola in tre sedi, comprese nel complesso delle Terme di Diocleziano: il più grande edificio termale dell'antichità, sorto fra il III e il IV secolo d.C. Il complesso comprende oggi l'Aula Ottagona, che occupa l'angolo sud-ovest delle Terme, e il Palazzo Altemps, costruito e ampliato in epoca rinascimentale. Ma la raccolta più corposa e affascinante è senza dubbio quella ospitata da Palazzo Massimo, con il suo percorso espositivo suddiviso in quattro sezioni. Il piano terreno e il primo piano sono dedicati alla scultura e alla ritrattistica, e includono opere realizzate fra la tarda età repubblicana e la caduta dell'Impero romano d'occidente. Il contatto diretto con il mondo greco-ellenistico e l'influenza sul gusto dei committenti romani sono documentati da una scelta di ritratti, statue-ritratto e rilievi, tra i quali si segnalano la statua del cosiddetto Generale di Tivoli e quella di Augusto in veste di pontefice massimo, dalla via Labicana. Alcuni originali greci rinvenuti nell'area degli Horti Sallustiani, appartenuti a Giulio Cesare, testimoniano il fenomeno dell'appropriazione di opere dell'età classica provenienti dalla Grecia e dalla Magna Grecia. Nel primo piano sono allestite molte copie di capolavori greci che decoravano gli edifici pubblici, ma anche le residenze degli imperatori e della classe dirigente. Tra le sculture esposte spiccano la Fanciulla di Anzio, l'Efebo di Subiaco, l'Ermafrodito e l'Afrodite accovacciata proveniente da Villa Adriana. Opere di straordinario interesse approfondiscono il tema della ritrattistica degli imperatori, dalla dinastia Flavia al tempo di Costantino. Fra queste i ritratti di Adriano e della moglie Sabina, di Antonino Pio, degli imperatori della famiglia dei Severi, di Gordiano III, nonché i sarcofagi di Portonaccio con battaglia, dell'Annona, di Acilia e il cosiddetto Sarcofago Mattei con Muse. Al secondo piano si ammirano alcuni fra i più famosi complessi decorativi rinvenuti a Roma e nel Lazio, testimonianza del lusso con cui le abitazioni venivano arricchite e ampliate in modo illusionistico. Preclusi per decenni alla fruizione pubblica, questi complessi sono stati sottoposti a lunghi ed accurati restauri e vengono presentati, quando possibile, ricreando gli spazi originali. È il caso delle pitture illusionistiche che decoravano il giardino di una villa romana sulla via Flaminia, appartenuta a Livia, moglie di Augusto. Sorprendenti anche le decorazioni della villa romana della Farnesina: le pitture di ben nove ambienti, quattro dei quali ricostruiti interamente, rappresentano una delle testimonianze più raffinate dell'arte decorativa romana, databile intorno al 20 a.C. Tre degli ambienti conservano anche bellissime volte decorate in stucco acromo. Gli spazi del primo piano comprendono, inoltre, un'ampia selezione di mosaici pavimentali da cui emerge l'evoluzione degli stili e dei temi iconografici fino al IV secolo d.C. Molto importante è anche l'esposizione numismatica, situata al piano interrato, che include collezioni di monete antiche, medievali e moderne, e una selezione di gioielli, alcuni dei quali emersi dagli scavi più recenti. L'esposizione si sviluppa in tre grandi sale: nella prima, intitolata “I metalli e la moneta”, si ripercorre la storia della moneta come mezzo di scambio, dai primi conii metallici alla cessazione della parità aurea. Altri due ambienti, dedicati rispettivamente alle “Monete e prezzi a Roma” e al “lusso a Roma”, illustrano gli aspetti della vita quotidiana nell'Urbe. Qui trovano posto le oreficerie e le suppellettili in materiali pregiati che fanno parte della raccolta di preziosi del Museo Nazionale Romano. Fra queste la celebre “gemma di Aspasios”, i gioielli rinvenuti nell'area del Tevere e i corredi funerari trovati ad Ariccia, Vetralla e Tivoli. Un posto d'onore spetta alla “mummia di Grottarossa” e al suo corredo, unica testimonianza materiale dell'uso funerario dell'imbalsamazione durante il periodo imperiale romano.

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