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Martedì, 23/10/2018
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Pompei, fra teatri e dimore fastose

affresco nella villa dei misteri


Fondata dagli Osci e già fiorente sotto i Sanniti, Pompei raggiunse il suo massimo splendore durante l'età imperiale romana. Oltre ad essere un importante centro agricolo e commerciale, la città costituiva una meta ambita di soggiorno climatico. Per questo vi fiorirono sofisticate dimore patrizie a due piani, con giardino o cortile interno, e una gran quantità di edifici pubblici come alberghi, botteghe e osterie. Danneggiata da un primo terremoto nel 62d.C., Pompei fu completamente distrutta dalla nota eruzione del Vesuvio del 79d.C. Le campagne di scavi iniziate dai Borboni e proseguite a più riprese, sotto Napoleone e dopo l'Unità d'Italia, hanno portato alla luce un'area di ben 44 ettari (raggiungibile da Napoli attraverso la A3 o la linea Circumvesuviana) che rappresenta un esempio completo e pressoché unico dell'urbanistica di una città romana. Paragonabile per dimensioni solo alla vicina Ercolano, se ne distingue per la ricchezza e la varietà degli apparati decorativi in cui si possono riconoscere ben quattro stili. L'ultimo e più sofisticato fra questi rimanda proprio alla breve parentesi fra il terremoto e l'eruzione del vulcano. Oggi l'ingresso principale in città è dato dalla Porta Marina, nei pressi dell'uscita autostradale. Subito a destra è allestito l'Antiquarium che raccoglie una straordinaria quantità di reperti importanti, oltre ai celebri e drammatici calchi dei corpi delle vittime, rinvenuti nella loro corazza di lava pietrificata. La visita alle rovine è, per necessità, lunga ma densa di scoperte stupefacenti. Fra le strutture più importanti e visitate figurano, ad esempio, le Terme Stabiane, i cui ambienti presentano una ricchissima decorazione pittorica di estremo interesse per la conoscenza della civiltà imperiale romana. Nell'area del Foro, fra i numerosi templi ed edifici pubblici, spicca la Basilica: qui si amministrava la giustizia e si discutevano gli affari. Su via dell'Abbondanza sorge il Teatro Grande (II secolo a.C.) capace di 5000 spettatori. Alle sue spalle la caserma dei gladiatori e il Teatro Piccolo costruito attorno al 75a.C. Lungo la strada si incontra la famosa Casa del Menandro: una grandiosa dimora di età imperiale con atrio affrescato e ambienti sontuosi tra cui uno splendido peristilio. Straordinaria è anche la Casa di Loreius Tiburtinus, con un grande giardino e il triclinio dipinto con episodi dell'Iliade e le fatiche di Ercole. Non lontano la Grande Palestra e l'Anfiteatro (il più antico conosciuto) che poteva contenere fino a 12000 spettatori. Sulla via di Nola prospettano la Casa del Fauno (fra le più note e ricche del periodo sannitico) e la Casa del Centenario, straordinariamente vasta e sofisticata soprattutto sotto il profilo architettonico. In una traversa si incontra il Lupanare, recentemente restaurato e aperto alle visite: l'unica delle tante case di piacere pompeiane appositamente progettata per questo scopo. Dalla via di Nola è possibile imboccare la via del Vesuvio dove si incontra la Casa degli amorini dorati (dai soggetti raffigurati su lamine d'oro) appartenuta a un parente di Nerone. Uscendo da Porta Ercolano, inoltre, si raggiungono le ville suburbane più importanti e sfarzose: la Villa di Diomede, con il vasto giardino cinto da un portico, e la Villa dei Misteri: una delle sue sale è ornata da un ciclo pittorico che rappresenta l'iniziazione delle spose ai misteri dionisiaci.

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