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Sabato, 21/10/2017
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Parma: gli affreschi della Camera di San Paolo

volta della camera di san paolo
Guide turistiche
Maura Gualandi - Parma
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Sulla centralissima via Melloni di Parma si trova l'ingresso alla cosiddetta Camera di San Paolo, ovvero l'antico appartamento della badessa del monastero benedettino femminile di San Paolo. Le origini dell'edificio risalgono all'inizio dell'XI secolo, ma è nei primi anni del Cinquecento, e quindi in pieno Rinascimento, che il monastero fu completamente ricostruito per volontà della badessa Cecilia Bergonzi, la quale affidò il progetto all'architetto Giorgio Edoardi di Erba e le decorazioni plastiche a valenti scultori parmensi. Pochi anni più tardi la nuova badessa Giovanna da Piacenza, donna colta e incline agli studi umanistici, chiamò il giovane Antonio Allegri da Correggio e il parmense Alessandro Araldi ad affrescare due sale del suo appartamento. La camera assegnata al Correggio, in particolare, presentava una volta a ombrello divisa in 16 spicchi. Qui il pittore firmò nel 1519 un autentico capolavoro del Rinascimento più maturo, aprendo un decennio di grandi realizzazioni culminate con gli affreschi nella cupola del Duomo di Parma. Gli affreschi della Camera di San Paolo raccolgono infatti l'eredità del vecchio Mantegna, di cui Correggio era stato discepolo, coniugandola con le nuove esperienze di Raffaello e Michelangelo e specialmente con le opere realizzate da questi ultimi in Vaticano, rispettivamente nella Stanza della Segnatura e nella Cappella Sistina. Poiché le pareti della stanza erano destinate a essere ricoperte di arazzi, l'intervento di Correggio si concentrò nella volta. Le cordonature tardogotiche che la dividono in settori appaiono coperte da un intreccio di motivi vegetali che si dipartono dalla sommità, fra cespi di frutta, per raggiungere la base. Qui è dipinto un ampio fregio spartito da capitelli su cui poggiano due teste d'ariete. Sotto lo stemma della badessa, che campeggia in alto, nei sedici spicchi si aprono altrettanti ovali in cui sono raffigurati putti alle prese con vari giochi venatori. Più in basso, nelle lunette ricavate sotto gli oculi, Correggio realizzò pitture monocrome che raffigurano personaggi mitologici illuminati dal basso, secondo la tecnica del trompe l'oeil, a fornire l'illusione di un bassorilievo. Figure cariche di contenuti simbolici come le Grazie, Adone, Saturno, le Parche, la Castità. Sul camino, la figura di Diana in procinto di partire per la caccia, alla guida di un carro, simboleggia la committente dell'opera. Nel complesso l'apparato iconografico, probabilmente ispirato da un umanista amico della badessa, ha suscitato interpretazioni differenti da parte degli studiosi, concordi solo nel riconoscere l'assoluta originalità dei temi rispetto alle funzioni monastiche dell'edificio. Aperta alle visite è anche la stanza decorata dall'Araldi, che presenta scene allegoriche e mitologiche, figure cristiane e pagane, tutte concorrenti nel veicolare un unico messaggio: la difficile ascesa dello spirito verso la divinità. L'attiguo Refettorio del monastero, inoltre, è stato adibito a museo per raccogliere affreschi staccati, pure di epoca rinascimentale, e uno splendido coro ligneo seicentesco.

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