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Sabato, 23/02/2019
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Mantova: l'estro di Giulio Romano a Palazzo Te


Nacque come luogo di svago, di cerimonie e banchetti, di amori destinati a rimanere segreti, il magnifico complesso architettonico di Palazzo Te a Mantova. Voluta da Federico II Gonzaga e realizzato da uno dei massimi protagonisti del Rinascimento, Giulio Romano, la villa sfarzosa vide la luce in poco più di un decennio, fra il 1524 e il 1535, ma già nel 1530 e nel 1532 fu messa in condizione di ospitare la massima autorità secolare del tempo: l'imperatore Carlo V. Il duca di Mantova non vi risiedette mai stabilmente, disponendo già del Palazzo Ducale, ma se ne serviva, oltre che come sede di rappresentanza, per incontrarsi con l'amante Isabella Boschetti. La denominazione del palazzo deriva dal luogo in cui sorse: l'isoletta del Tejeto era al centro di una zona un tempo paludosa, attraversata da canali, fuori dalle mura di Mantova. Bonificata dal padre di Federico, Ludovico II, ospitò per alcuni anni le scuderie dei Gonzaga. Giulio Romano, l'architetto e pittore che proprio in quel periodo si era distinto come progettista e decoratore di residenze patrizie a Roma, si trovò quindi a dover partire da strutture preesistenti per trasformarle in un palazzo principesco, con l'aiuto di una nutrita schiera di artisti e collaboratori. Dal suo estro nacque un edificio di forme e proporzioni inusuali, soprattutto perché sviluppato in orizzontale, su un solo piano. Il palazzo vero è proprio ha una pianta quadrata e si sviluppa attorno a un ampio cortile d'onore delimitato da logge, con un'entrata da ogni lato del quadrilatero. L'ingresso principale, terminato in tutta fretta prima dell'arrivo dell'imperatore, è coronato dall'elegantissima Loggia di Davide che si affaccia sulla peschiera. La loggia è chiusa da tre grandi arcate e da colonne in bugnato, mentre le volte sono decorate con scene della vita di Davide che costituiscono, fra l'altro l'unico esempio di immagini a tema biblico in tutta la residenza. Chiara l'allusione alle vicende private e agli amori di Federico, mentre in molti altri ambienti della villa sono i riferimenti politici a prevalere, con l'esaltazione di miti pagani e della civiltà classica dietro cui si cela l'elogio di Carlo V. Sostando sotto gli archi della loggia si ammira il grande parco antistante, fiancheggiato da altri padiglioni, da un appartamento con giardino segreto, e coronato dalla scenografica esedra semicircolare, da sempre oggetto di ammirazione per le sue proporzioni perfette. Il complesso delle decorazioni interne, fra affreschi, stucchi, fregi e opere scultoree, sortisce effetti altamente spettacolari. Un esempio è la Sala degli Stucchi, le cui decorazioni sono state attribuite a Francesco Primaticcio, chiamato negli anni immediatamente successivi da Francesco I in Francia, a decorare il castello di Fontainebleau. Uno degli ambienti più suggestivi è la Sala dei Giganti (il Camarone) che vide impegnati, fra gli altri, l'allievo prediletto di Romano: Rinaldo Mantovano. L'ampia narrazione per immagini è fedele a Ovidio, che racconta la ribellione dei Titani, i quali tentano di dare la scalata all'Olimpo ma vengono respinti dagli strali di Giove. Accanto alla sala si aprono raffinati camerini ornati da grottesche, nello stile della Domus Aurea di Nerone. Lo stile originalissimo di Giulio Romano è evidente, invece, nella Sala di Amore e Psiche, lodata anche da un critico suo contemporaneo del calibro di Giorgio Vasari. Qui è il testo di Apuleio a guidare la fantasia degli artisti. Il coronamento del ciclo è nelle due grandi scene del banchetto nuziale di Amore e Psiche, che occupano altrettante pareti. La passione dei Gonzaga per i cavalli si ritrova in un altro celebre ambiente di rappresentanza di Palazzo Te, la Sala dei Cavalli, dove la simulazione pittorica di elementi architettonici classici fa da cornice a scene come le Fatiche di Ercole, e a vividi ritratti dei purosangue preferiti da Federico II. La cultura e il virtuosismo prospettico di Giulio Romano trionfano nella Sala delle Aquile (la stanza da letto del duca), con la Caduta di Fetonte dipinta nel soffitto da Agostino Mozzanega, accanto a vari soggetti mitologici. Nell'appartamento ducale spicca anche la Camera dei Venti, dominata dai classici temi astrologici. Non meno sorprendenti appaiono le decorazioni di altre stanze come la Camera delle Imprese con il suo prezioso soffitto a cassettoni. La sala è dedicata appunto alle “imprese” della famiglia Gonzaga e in particolare a Federico, simboleggiato per contrasto dall'immagine ricorrente del ramarro, insensibile ai tormenti d'amore tanto quanto il committente ne fu condizionato. Al centro del lato settentrionale del palazzo, poi, si ammira la Loggia delle Muse che celebra le arti classiche e i temi cari al poeta Virgilio, nativo di Mantova. Nelle scuderie di Palazzo Te, inoltre, è stato allestito un ricco percorso museale che ospita, fra l'altro, la collezione di dipinti donata da Arnoldo Mandadori (comprendente ben 19 tele di Federico Zandomeneghi) e le antichità egizie raccolte da Giuseppe Acerbi.

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