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Sabato, 18/09/2021
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Il Ritorno della Pala

pala del giorgione

Assente dalla sua sede naturale per quasi quattro anni a causa di “improrogabili restauri”, la celeberrima Pala del Giorgione è tornata, dal Gennaio 2006, ad essere custodita fra le mura del Duomo di Castelfranco Veneto, città natale del grande pittore rinascimentale. Mentre la “Madonna in trono con il Bambino e i santi Francesco e Nicasio”, dipinta da Giorgio da Castelfranco fra il 1503 e il 1504, soggiornava presso la Galleria dell'Accademia di Venezia, nel Duomo di Castelfranco la “Cappella Costanzo” veniva sottoposta a un complesso insieme di interventi, tali da trasformarla in una sofisticata “teca tecnologica” in grado di assicurare una perfetta conservazione alla grande tavola che il siciliano Tuzio Costanzo commissionò al Giorgione, in memoria del ventitreenne figlio Matteo, morto al servizio della Serenissima. Il “ritorno della Pala” ha posto fine allo smarrimento dei turisti meno informati, che giungevano a Castelfranco per ammirarla ma si ritrovavano inevitabilmente davanti una cappella sbarrata e vuota. Il dipinto, una delle poche opere attribuite con certezza al Giorgione, raffigura, sullo sfondo di un paesaggio, la Madonna in trono con il Bambino e, in primo piano, san Francesco e, a sinistra, san Nicasio. L’opera (una tavola lignea formata da assi di pioppo accostate) subì numerosi e talvolta maldestri restauri fin dal secolo XVII, ai quali si aggiunsero gli effetti di eventi traumatici, tra cui il clamoroso furto del 1972. A Venezia, la Pala è stata finalmente sottoposta ad un complesso e accurato intervento di restauro, in occasione della mostra dedicata al maestro di Castelfranco. In quest'opera, Giorgione introduce elementi fortemente innovativi per la pittura rinascimentale. Se in famosi dipinti, come “La Tempesta”, “La vecchia” e “I tre filosofi” l’allegorismo si spinge ai limiti dell’ermetismo, nello splendore cromatico della Pala, trionfa la “pittura tonale” veneziana del secondo Quattrocento, che affida la costruzione dell’immagine a una tecnica sapiente, fatta di velature sovrapposte di strati colorati, cioè quella “pittura sanza disegno” di cui parlava Giorgio Vasari nelle sue Vite. Ogni elemento cromatico e ogni dettaglio raffigurato sullo sfondo è legato a una precisa simbologia. Lo stesso discorso vale per la scelta delle figure umane rappresentate, l'atteggiamento e la posizione all'interno del dipinto. L'intera scena è avvolta in un chiaroscuro morbido e avvolgente, che annulla i passaggi bruschi tra luce ed ombra. Questi e molti altri aspetti rendono la Pala uno dei sommi capolavori della pittura rinascimentale italiana. Da quest'anno, inoltre, in coincidenza con il ritorno della “Madonna” del Giorgione, a Castelfranco si sono aperte le porte di un altro tesoro, praticamente sconosciuto, del Duomo: la Sacrestia dell’Abate Mitrato, scrigno di oggetti di culto di straordinario pregio, ma soprattutto del nucleo più importante di un capolavoro purtroppo in gran parte perduto: il ciclo di affreschi che Paolo Veronese realizzò nel 1551 per la villa Soranza di Treville, località non distante dalle mura di Castelfranco. Quando, nel 1817, venne deciso l’abbattimento del sontuoso edificio progettato da Michele Sanmicheli, alcuni cultori locali decisero di tentare il distacco delle principali scene affrescate dal Veronese. L’intervento, condotto con mezzi allora sperimentali, riuscì. Del centinaio di frammenti tratti dalle decorazioni del Veronese, i sei che da allora sono conservati all’interno della Sacrestia del Duomo di Castelfranco rappresentano il nucleo più importante e cospicuo. Di quasi tutti gli altri affreschi si sono perse le tracce. Per questo le figure custodite all’interno della Sacrestia dell’Abate Mitrato sono le uniche in grado di restituire almeno una sensazione della grandezza del capolavoro decorativo disperso. L’itinerario culturale che Castelfranco propone ai turisti che tornano ad ammirare la Pala si estende, oltre il Duomo, alla contigua Casa del Giorgione. Qui è possibile contemplare il famoso “Fregio delle Arti Liberali e Meccaniche”, attribuito al maestro, che impreziosisce il salone del piano nobile della dimora. L’affresco costituisce un vero rompicapo per gli studiosi, che non sono mai stati in grado di svelarne l'autentico significato, e rappresenta un'ottima sintesi del raffinato sapere alchemico e filosofico del primo Rinascimento. A Castelfranco Veneto, inoltre, una passeggiata per le stradine del borgo medievale è quasi obbligata. Varcate le mura duecentesche, invece, ci si può dirigere verso le Bastie e la grandiosa piazza del mercato, naturalmente intitolata al Giorgione.

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