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Domenica, 28/02/2021
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Castel del Monte fra storia e leggende

castel del monte


Un edificio grandioso, polivalente, carico di significati storici che sconfinano nel mito e nell'esoterismo. Un'opera da leggere come un testo, dietro il quale è impossibile non scorgere l'impronta inconfondibile del grande uomo che ne commissionò la costruzione: Federico II di Svevia, “stupor mundi”. Una figura misteriosa, amata, odiata ma soprattutto rispettata e temuta nel XIII secolo. Molti indizi rivelano, tuttavia, che Federico non risiedette mai fra quelle mura. Il castello, infatti, venne presumibilmente completato dopo la morte del signore di Hohenstaufen, avvenuta a 56 anni. Non è un caso, forse, che sommando gli otto lati principali della caratteristica costruzione ai 48 piccoli lati delle torri angolari si ottenga proprio il numero 56: probabilmente un omaggio degli architetti alla memoria di Federico. Un'altra impronta dell'imperatore è visibile sul portale d'accesso: guardandolo sotto una determinata prospettiva, sul lato sinistro appare una grande F, mentre la scalinata è progettata in modo che chi abbandona il castello non possa mai dare le spalle all'edificio né all'iniziale dell'uomo che guidò la rinascita culturale di quel tempo. L'imperatore amava le Puglie, che spesso definiva “pupille degli occhi nostri”. Non sorprende, perciò, che il castello destinato a simboleggiare il suo potere e la sua grandezza sorgesse in questa terra, su di un colle che oggi ricade nel comprensorio del comune di Andria. In pieno Medioevo, epoca definita erroneamente un periodo di superstizione e ignoranza, risplendeva la corte del sapere di Federico II di Svevia. Tra i suoi savi vi era Leonardo Fibonacci, che risolveva i vari giochi matematici propostigli dell’imperatore. Castel del Monte vuole essere anche un dono al più grande matematico da parte di Federico, che intravide in quel genio del XIII secolo la persona più eletta, l’unica degna di progettare il suo castello, creando una figura geometrica così perfetta; l’unica in grado di realizzare, dopo innumerevoli calcoli matematici, quell’opera così complessa e densa di riferimenti numerologici e allegorici. Basti pensare alla “testa di Baphomet”, il demone adorato dai cavalieri templari, che fa bella mostra di sé all'interno del castello. In realtà, i rapporti fra Federico e i Templari, il potentissimo ordine di monaci guerrieri che fu perseguitato e sterminato dalla Chiesa, non erano buoni. Malgrado lo stesso imperatore venisse ripetutamente in contrasto con il papato, era riuscito in quel tempo ad ottenere la restituzione di Gerusalemme senza spargimento di sangue, e ciò aveva provocato la reazione indignata dei Cavalieri del Tempio. Eppure Federico aveva bisogno di intrattenere rapporti economici con i Templari, primi banchieri della storia, gli unici in grado di supportarlo nelle ingenti spese necessarie al completamento del castello. Federico, inoltre, voleva fortemente il Graal, la sacra coppa contenente il sangue di Cristo. Secondo la leggenda, proprio fra le mura di questo edificio, con l'aiuto dei Templari, fu custodito per un certo periodo il mitico calice. Un complesso insieme di simbologie impresse sul pavimento di alcune sale del castello dimostra, peraltro, lo stretto legame di questa costruzione con i cavalieri rossocrociati. Ma a Castel del Monte nulla fu lasciato al caso: l'edificio era orientato secondo gli astri e secondo precise direttive degli astronomi che riempivano la corte dell’imperatore. Durante l’equinozio di autunno, a mezzogiorno, le mura proiettano a terra un ombra, lunga quanto il cortile del castello, il mese dopo l’ombra raggiunge la lunghezza delle sale, mentre durante il periodo del sagittario l’ombra tocca la circonferenza ideale nella quale è inscritto il castello. Castel del Monte come osservatorio, come calendario o come orologio? Forse tutto questo e altro ancora: un altro misterioso fenomeno avviene nel cortile due volte l’anno. Dalla stanza terminale del percorso del primo piano, rivolta a sud est, un raggio di sole attraversa sia la finestra della facciata esterna sia la porta finestra che si affaccia sul cortile, andando ad illuminare un rettangolo scolpito sulla parete nord-ovest della facciata del cortile interno, nel punto dove un tempo era scolpito un bassorilievo. L'evento si ripete l’8 aprile ed l’8 ottobre che, nel calendario Giuliano, era l’ottavo mese dell’anno. Mancano, a Castel del Monte, molti degli elementi che qualificano i castelli coevi: il fossato, le cantine, le scuderie, le cucine, gli alloggi per la servitù... Inoltre la presenza di ampie finestre e l'assenza di feritoie appare sconveniente in un castello che dovrebbe svolgere funzioni difensive, così come la presenza di scale a chiocciola che salgono verso sinistra, lasciando libero l’assalitore di brandire la spada con la destra. Anche lo sfarzo e la cura per i dettagli lasciano supporre che Castel del Monte non fosse una costruzione militare ma una dimora di cultura, dove ci si poteva dedicare indisturbati alle diverse scienze del sapere, comprese quelle che oggi sono considerate occulte. L'edificio presenta, in verità le caratteristiche ideali di un laboratorio di alchimia. Fra le sue mura, probabilmente, si mossero figure leggendarie di maghi come Michele Scoto, alla perenne ricerca della “quinta essenza incorruttibile” e del procedimento necessario a mutare il piombo in oro. Ma nessuna descrizione potrebbe esaurire l'inestricabile rete di possibili riferimenti racchiusa fra le mura del castello che, pur svettando placidamente al centro di un panorama assolato, sembra, ancora oggi, totalmente avvolto nel mistero e nella leggenda.

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